sabato 19 aprile 2014

Studio scientifico dimostra che le Democrazie Rappresentative non sono Democrazie ma Oligarchie



E' stato pubblicato uno studio che dimostra con metodi scientifici quello che i cittadini sapevano già: le Democrazie Rappresentative non sono Democrazie, ma Oligarchie spacciate dai media per Democrazie.

La notizia è riportata dal sito www.lantidiplomatico.it :

"[...] Da uno studio condotto dal Prof. Martin Gilens della Princeton University e dal Prof. Benjamin Page della Northwestern University emerge che gli Stati Uniti non sono una democrazia, ma un’oligarchia. I risultati dell’analisi indicano, che la maggioranza dei cittadini non governa. Quando la maggioranza dei cittadini non è d'accordo con le élite economiche o con gli interessi delle Lobby, generalmente perde. Inoltre, a causa della forte polarizzazione del sistema politico degli Stati Uniti, anche se una grande maggioranza di americani si dice favorevole ad un cambiamento di politica, in genere non lo ottiene. [...]"

La prossima volta che qualcuno tenta di sostenere ancora che la Democrazia Rappresentativa sia migliore della Democrazia Diretta, sbattetegli in faccia questo studio:


lunedì 14 aprile 2014

L'Attualità di Rousseau e l'Infame Articolo 67 della Costituzione Italiana

L'attualità del pensiero di Jean-Jacques Rousseau

L'Articolo 67 della Costituzione della Repubblica italiana recita: « Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato ».

Ho già parlato a lungo della sua storia in un precedente post. Ma cosa significa veramente?

Il mandato imperativo è legato alla nozione di sovranità popolare definita da Rousseau. La sovranità popolare si oppone alla sovranità nazionale. In un regime politico che ha scelto la sovranità nazionale, i politici rappresentano l'intera nazione (il che significa che di fatto non devono rendere conto a nessuno essendo quella della nazione una idea astratta). Invece nel caso della sovranità popolare, i politici titolari di un mandato imperativo rappresentano gli elettori che li hanno eletti e sono vincolati al mandato del programma politico da questi espresso.

La maggior parte dei regimi politici attuali conferiscono la sovranità nazionale all'eletto, e quindi rifiutano il mandato imperativo. Questo significa, se si segue la definizione di Rousseau, che la maggior parte dei regimi politici attuali non esprimono di fatto la sovranità popolare.

Basta leggere quanto scriveva nel 1762 per capire quanto avesse visto lungo il grande pensatore francese:

“[..] La sovranità non può essere rappresentata, per la stessa ragione per cui non può essere alienata; essa consiste essenzialmente nella volontà generale, e la volontà non si rappresenta: o è essa stessa, o è un’altra; non c’è via di mezzo. I deputati del popolo non sono dunque nè possono essere i suoi rappresentanti; ma solo i suoi commissari; non possono decidere niente in modo definitivo. 

Ogni legge che non sia stata ratificata dal popolo in persona è nulla; non è una legge. Il popolo inglese crede di essere libero, ma si sbaglia di grosso; lo è soltanto durante l’elezione dei membri del parlamento; appena questi sono eletti, esso torna schiavo, non è più niente. Nei brevi momenti della sua libertà, l’uso che ne fa merita di fargliela perdere.
 

L’idea dei rappresentanti è una invenzione recente: essa ci deriva dal governo feudale, da questo iniquo e assurdo modello di governo, nel quale la specie umana è degradata e il nome dell'uomo è disonorato. Nelle antiche repubbliche, e anche nelle antiche monarchie, mai il popolo ebbe rappresentanti; la parola stessa era sconosciuta [..]”.
 

 - Jean-Jacques Rousseau, "Il Contratto Sociale" (1762), Libro III, cap. XV, trad. it., Milano 2003, p. 180.

sabato 12 aprile 2014

Video: La Rivoluzione a 5 Stelle

Questo splendido video unisce le immagini emozionanti degli straordinari cittadini e portavoce del Movimento 5 Stelle all'audio dello storico discorso che proprio un comico (come Beppe), il grande Charlie Chaplin, fece durante la seconda guerra mondiale nel suo film "Il Grande Dittatore", discorso che ispirò milioni di uomini a lottare per una civiltà che aveva perso fiducia in se stessa e nel progresso dell'uomo.

Guardatelo e condividetelo con tutti quelli che stentano a credere nella capacità dell'uomo di sfuggire alla condizione hobbesiana dell'homo homini lupus...




sabato 22 marzo 2014

Video Integrale dell'intervista in esclusiva di Mentana a Beppe Grillo: Rivelazioni Bomba su Ingerenza Britannica in Italia

Quello che segue è il video integrale dell'intervista in esclusiva di Mentana a Beppe Grillo andata in onda ieri su La7 alle 22:30 nel programma "Bersaglio Mobile".

Beppe Grillo in questa intervista esplosiva ha rivelato, tra le altre cose, come l'italia sia una finta democrazia, e come sia il governo Britannico a tirare le vere fila della politica in italia da dietro le quinte, e di come questi abbiano provato anche a imbrigliare nella loro rete Grillo e Casaleggio con una trappola presso l'ambasciata inglese, trappola in cui i due hanno evitato di cadere, rifiutando di stare al loro gioco.

Grillo inoltre parla del più grande e urgente problema della nostra democrazia, quello che consente ai politici di divenire strumenti di forze occulte e lobbisti, ovvero il divieto di vincolo di mandato imposto dalla costituzione, e di come si dovrebbe introdurre invece la pratica del Recall come negli Stati Uniti ed in Svizzera per chi tradisce il mandato degli elettori. Ha inoltre anticipato che sta lavorando con i suoi avvocati per far firmare un contratto ancora più vincolante ai candidati del M5S per le Europee che renda sconveniente tradire il mandato degli elettori più della semplice espulsione dal gruppo, che si è visto essere uno scarso deterrente, con l'introduzione di una multa di 250.000 euro in caso di violazione degli impegni presi con gli elettori.

Guardatela.



giovedì 20 febbraio 2014

M5S alle Consultazioni farsa di Renzi: Beppe Grillo Ha Insegnato agli Italiani che Cosa Sia la Dignità




GRILLO OGGI HA INSEGNATO AGLI ITALIANI CHE COSA SIA LA DIGNITA'.
Temevo che alla consultazione facesse parlare Renzi, che in questo modo sarebbe apparso dominante, mentre per fortuna Beppe ha mantenuto il controllo del dialogo facendo apparire Renzi il bambino che è, capace solo di cercare di recitare il discorsetto di due minuti preparatogli dagli spin doctor. Ma Beppe non glielo ha fatto fare. Non si poteva abbassare a subire le balle di Renzi, non lui. Renzi sarebbe stato riconosciuto e legittimato implicitamente da lui come autorità di fronte a tutti (e i TG avrebbero mandato solo il pezzo di lui che ascolta rispettoso davanti a Renzi che pontifica, ripetendolo a ciclo continuo). Ma tanto quei 5 minuti nella saletta con Renzi non se li ricorderà nessuno, perchè poi Grillo è andato ai microfoni della conferenza stampa ed ha scritto la storia. HA FATTO UN DISCORSO EPOCALE. Gliele ha cantate a tutti con tale intelligenza e dignità, e con una tale autorità morale, che persino i giornalisti li davanti hanno cominciato a vergognarsi di se stessi. Persino Renzi quando è arrivato al microfono tremava e balbettava. D'altronde con Grillo siamo di fronte ad un gigante della storia, il prometeo della Democrazia Diretta, un titano capace da solo di reggere lo scontro con tutto il sistema marcio, mentre Renzi è una figura che letteralmente al suo confronto sparisce, un bamboccio insignificante che tra qualche anno nessuno ricorderà neppure, sostituito da qualche altro brufoloso e sorridente pupazzo dei poteri forti.
Oggi un uomo ha finalmente rotto la finzione e l'ipocrisia generale del popolo bue dicendo basta alla costante umiliazione di farsi prendere in giro da questa gente. Basta stendere tappeti rossi davanti a chi ci ruba i soldi e banchetta sulle spalle della povera gente. Basta ascoltarli pazientemente mentre ci raccontano l'ennesima menzogna per tenerci buoni mentre stuprano il paese. Basta. La commedia è finita. Il Re è nudo.

Nonostante tutto ciò vi sono talune inconsapevoli vittime della disinformazione e dei media di regime che hanno sollevato critiche sia nel metodo che nei contenuti proprio a Beppe Grillo, un poco come coloro che, avvisati di un furto, se la prendono con chi lo ha denunciato e dato l'allarme, invece che con i ladri.
Vediamo insieme di che critiche si tratta:

LE CRITICHE AI METODI
Qualcuno accusa Grillo di essere "non democratico" per non aver fatto finire di parlare Renzi. Ma stiamo scherzando? Se uno mi sta truffando, insultando per giunta la mia intelligenza con balle infantili, perché io dovrei starlo a sentire? A qualcuno forse piace essere preso per il culo ed umiliato davanti a milioni di persone? Allora costoro sappiano che ho una Fontana di Trevi da vendergli a prezzo speciale. A Grillo invece non piace. Non gli è mai piaciuto ne essere preso in giro, ne che venissero prese in giro altre persone. Se qualcuno chiama questo essere "non democratici", forse sta sbagliando qualcosa. Grillo secondo altri è stato comunque "sgarbato"? E Renzi quando ci ha rubato 7,5 miliardi di euro dalle tasche non è stato "sgarbato" secondo voi? Se solo poteste immaginare quante risate questi pupazzi si fanno alle spalle di quei poveracci che si lamentano di Grillo perché è "sgarbato", mentre loro li stanno derubando senza ritegno da anni...

LE CRITICHE AI CONTENUTI
Qualcuno accusa Grillo di non aver colto l'occasione di parlare con Renzi di quali potessero essere i punti in comune tra quello che voleva fare questo governo e quello che vorrebbe il M5S. In altre parole di non aver fatto un accordo con Renzi su una lista di punti programmatici compatibili con il programma 5 stelle. Chi dice questo non ha capito come funziona il Parlamento.
Se il PD di Renzi presenterà in Parlamento proposte compatibili con il programma 5 stelle e nell'interesse dei cittadini, il M5S li voterà senza dubbio. E' principio fondante del M5S quello di votare le leggi buone da qualsiasi parte vengano. Ma questo non c'entra nulla con le consultazioni di oggi. Le consultazioni hanno un solo scopo: il presidente del consiglio incaricato deve ottenere un numero sufficienti di voti per far eleggere il suo governo. Per farlo chiede a tutti i partiti se lo voteranno e a che condizioni. E' una trattativa che presupporebbe che il M5S possa votare la fiducia ad un governo PD, cosa impossibile per ovvi motivi (non si possono votare dei ladri e dei corrotti al governo, sarebbe alto tradimento delle istituzioni della Repubblica). Cosa resta? Nulla. Le leggi nel dettaglio si discutono in Parlamento, e si decide solo sul testo finale (perché anche cambiare una virgola all'ultimo momento può ribaltare il senso di una legge). Di cosa si discuterebbe adesso con Renzi, su generici punti programmatici che possono significare tutto e il contrario di tutto? Sui titoli delle leggi? Come la legge dell'anno scorso, sul "contrasto alla corruzione", che in realtà faceva l'esatto opposto e salvava dall'arresto dirigenti delle coop? O quella sull'abolizione dell'IMU, che in realtà gli cambiava solo nome? Come si fa ancora a credere che si possa prendere per buona una promessa di questa gente? Sono falsi e corrotti fino al midollo, pensano solo a fottere la gente e a svuotare le casse dei soldi pubblici, nient'altro. Non c'è spazio per il dialogo con truffatori recidivi e senza scrupoli, gente ricattatabile e finanziata dal crimine organizzato, quando non addirittura coincidente con esso. Se in questo paese ci fosse ancora il Terzo Potere dello stato, il potere Giudiziario, se non fosse stato intenzionalmente sabotato e distrutto da 30 anni di politica corrotta riducendolo alla paralisi, la giustizia avrebbe già fatto il suo lavoro e sarebbero già tutti in galera. Grillo ha fatto solo ciò che ogni cittadino onesto e responsabile dovrebbe fare: indignarsi e dire basta.

LE CRITICHE ALLA STRATEGIA
L'ultima della lista consiste nel dire che Grillo ha detto cose sacrosante, ma non doveva dire "io non ti faccio parlare" perché così facendo mostrava di essere chiuso nei confronti di qualsiasi trattativa, mentre se lo avesse fatto parlare lo avrebbe potuto confutare in diretta davanti agli italiani punto per punto. L'errore in tale ragionamento è duplice:
Primo Errore: Non è vero che Renzi voleva chiederci qualcosa. Grillo lo ha interrotto proprio dopo che Renzi ha dichiarato : "da voi non voglio niente, vi voglio solo dire quello che farò". Quindi è stato lui per primo a chiudere ogni margine di trattativa. Lui, non Grillo. E tra poco sarà chiaro il perché.
Secondo Errore: Grillo o chiunque altro non avrebbe potuto mai batterlo dialetticamente o confutarlo punto per punto. MAI. Semplicemente perché Renzi aveva già previsto di adottare una strategia dialettica che lo avrebbe messo a riparo da ogni critica. Renzi infatti, per sua stessa ammissione, voleva fare solo un discorsetto preparato con la lista delle cose che intendeva fare. In altre parole cose future, promesse, la moneta falsa della politica per definizione. E non puoi confutare una promessa, perché per definizione trovandosi nel futuro non puoi dimostrare che non la manterrà. Quindi Grillo sarebbe rimasto senza argomenti mentre Renzi gli snocciolava una raffica di ottime idee e di proposte copiate col copia incolla dal programma dello stesso M5S. Una raffica a cui Grillo non avrebbe potuto contrapporre alcun argomento, ne avrebbe potuto dire di no senza fare la figura del distruttore.
Renzi avrebbe detto cose tipo: "Farò il reddito di cittadinanza, investirò sulle rinnovabili, farò la legge sul conflitto di interessi, farò una legge per favorire le pmi, farò una legge contro la corruzione, etc." Come poteva Grillo dire non ti do la fiducia senza passare per un guastafeste? Comunque Grillo avesse risposto, Renzi avrebbe fatto la figura dell'uomo nuovo pieno di speranze ed entusiasmo che vuole migliorare l'italia, che ha ottime idee ma che si trova davanti purtroppo dei bastiancontrario come Grillo, "a cui interessa solo distruggere e non costruire" come recita il loro mantra più ingannevole. Ma poi in Parlamento Renzi quelle leggi le avrebbe fatte davvero, però con il solito trucco di scrivere un testo criptico in politichese stretto che sembra dire una cosa e invece significa l'esatto opposto, come la legge intitolata "abolizione del finanziamento ai partiti" che sembra abolirlo e invece nei fatti lo aumenta, o la legge per abolire l'IMU che la abolisce solo in apparenza per poi reintrodurla con un altro nome, etc. Gli esempi sono infiniti, lo abbiamo visto. I politici possono promettere tutto quello che vogliono, la gente non saprà mai se quello che hanno promesso è stato davvero realizzato con quel testo di legge approvato oppure è solo una legge truffa che non cambia nulla o peggiore addirittura la situazione. Quindi Renzi avrebbe incantato la gente con promesse meravigliose che non avrebbe mai davvero realizzato, arte in cui sono bravissimi, e la gente non se ne sarebbe MAI accorta, e avrebbe visto solo con fastidio un uomo che si fosse opposto a quelle proposte, arrivando alla fine dell'incontro tra Renzi e Beppe ad odiare quest'ultimo per aver creato altri problemi oltre a quelli che ci sono già. Parliamo di maestri della manipolazione, gente che lo fa di professione. Grillo lo ha capito subito, e gli ha impedito di applicare tale strategia e di sciorinare le sue promesse in diretta. E' stato come al solito un passo avanti a tutti, grazie alla sua esperienza e conoscenza profonda delle tecniche di manipolazione dei media, e io tremo al solo pensiero di cosa sarà del movimento quando Beppe non ci sarà più.
A questo mio ragionamento qualcuno risponde dicendo che le promesse si affrontano, e lo si fa così: "si rende palese che sono promesse e si pone il tizio che le fa di fronte alle stesse, rendendolo responsabile."
Ma questo metodo non confuta le promesse, anzi. E' un modo implicito per dare una chance all'avversario. Si è costretti a renderlo responsabile, ovvero a dirgli "ok, hai fatto queste promesse, vedremo se saprai mantenerle". In altre parole non esiste un modo per confutare le promesse, per questo i politici usano le promesse come arma. Dialetticamente sono inattaccabili, perché gli esseri umani tendono psicologicamente a dare sempre una possibilità a qualcuno di provare. E' lo stesso difetto cognitivo che porta gli uomini a scommettere al gioco d'azzardo: la mente tende sempre a considerare una chance, seppure piccolissima, come qualcosa che vale la pena tentare. E questo anche quando tutte le volte precedenti si ha perso la scommessa, ovvero si è provato a vedere se un politico manteneva le promesse e poi lui le ha disattese. Si dice infatti che il giocatore d'azzardo "non ha memoria". Lo stesso difetto vale per gli elettori. Con l'aggravante che Renzi è una faccia nuova, non è mai stato al governo del paese, e quindi gli italiani non hanno avuto nessuna precedente delusione da lui che li possa far dubitare. Di fatto Renzi se avesse adottato quella strategia e Grillo non glielo avesse impedito, avrebbe guadagnato la fiducia di moltissimi elettori, che avrebbero detto "le idee sono quelle giuste, diamogli una possibilità". E quando Grillo gli avesse risposto NO alla fiducia, si sarebbero sentiti traditi e lo avrebbero visto come un vecchio testardo. Per evitarlo grillo non poteva che adottare quella strategia che ha adottato, riuscendo a minimizzare il più possibile l'efficacia della propaganda di Renzi. Ogni altra strategia sarebbe stata meno efficace.



mercoledì 6 novembre 2013

Il Professor Sartori, Luigi XVI, la Casta e l'infame Articolo 67 della Costituzione



La casta ha paura, e si vede. 

Oggi il professor Giovanni Sartori pubblica un suo articolo per il "Corriere della Sera" dove difende a spada tratta il vergognoso articolo 67 della costituzione, quello strumento segreto del potere della casta e ancora di salvezza per la plutocrazia, definito da Beppe Grillo sul suo blog un mezzo per la circonvenzione di elettore.

Che il professore fosse un aristocratico contrario alla Democrazia Diretta si sapeva. Ma stavolta l'eminente costituzionalista arriva ad affermare che tutti gli eletti in parlamento del M5S dovrebbero decadere immediatamente da parlamentari in quanto avendo sottoscritto l'impegno di rispettare la volontà degli elettori ed il programma del M5S sarebbero in flagrante reato di mandato imperativo. 

Va da se che con questa mossa la casta si è sparata sui piedi da sola. Infatti sollevando questa polemica per colpire Grillo, proprio ora che sta risalendo nei sondaggi, il professor Sartori mette inevitabilmente in piazza e sotto gli occhi di tutti la truffa storica orchestrata da Luigi XVI per poter corrompere i rappresentanti inviati dai cittadini durante la rivoluzione francese. Rende infatti evidente a tutti come il famigerato Articolo 67 della costituzione consenta ai candidati di inventare tutte le promesse elettorali e sottoscrivere tutti impegni programmatici che vogliono con gli elettori durante le elezioni, perchè tanto non saranno mai tenuti a rispettarle. E che è grazie a tale articolo che la Democrazia Rappresentativa consiste in una farsa che rende la politica, invece di una discussione seria sulle proposte, una corsa a promettere sogni e cambiamenti, tra figuranti che si sfidano a chi sa convincere meglio le masse delle proprie bugie.

E' ora che si dica la verità, iniziando a ricordare l'origine lontana di questo crimine che trasformò la straordinaria idea di Democrazia Diretta ateniese in quel teatrino per la manipolazione dei popoli che oggi chiamiamo democrazia rappresentativa. Il grande inganno che ancora oggi perdura nel silenzio e nella complicità generale dei media fu compiuto durante la Rivoluzione Francese.

In principio, durante la prima assemblea democratica francese, con l'assemblea degli Stati Generali tenutasi il 5 maggio 1789 e la costituzione dell’Assemblea nazionale il 17 giugno del medesimo anno, fu stabilito il mandato imperativo, cioè l'obbligo imperativo per i rappresentanti di rispettare il mandato dei cittadini che li avevano delegati. I rappresentanti inviati a Parigi da tutte le regioni e le città della Francia avevano con se dei fogli con scritte le richieste dei cittadini delle loro regioni, che gli erano stati consegnati ufficialmente dagli stessi durante la cerimonia pubblica di investitura e che si erano impegnati a rispettare. 

Ma già nella seduta del 23 giugno 1789, re Luigi XVI, non riuscendo a corrompere o minacciare i rappresentanti a causa del mandato imperativo, si rende conto di doverli liberare da tale vincolo, e per ottenere ciò offre in cambio su un piatto d'argento di cedere su due importantissime richieste del terzo stato: la libertà di stampa e il controllo delle imposte. Come avrebbe potuto il popolo dire di no di fronte a tanta generosità del loro Sovrano, in cambio di una (apparentemente!) piccola rinuncia come quella al mandato imperativo? E così andarono le cose.

Come riporta il costituzionalista Luigi Principato:

"[...] Nella seduta del 23 giugno 1789, Luigi XVI accoglie alcune rivendicazioni borghesi, riconoscendo la libertà individuale e di stampa e concedendo che siano gli Stati Generali a deliberare le imposte; per il resto, attua una politica autoritaria, non accogliendo le richieste di voto per teste, pretendendo l’annullamento delle deliberazioni sino ad allora assunte dall’Assemblea e contestando quest’ultima nella sostanza, imponendo che gli ordini si riuniscano e deliberino separatamente. Nella medesima ordinanza, il Sovrano dichiara "la nullità dei mandati imperativi", proprio al fine di evitare che i rappresentanti impediscano il regolare funzionamento dell’assemblea, eccependo le limitazioni dei rispettivi incarichi. “Nemesi della storia”, com’è stato acutamente osservato dal Prof.  G. Azzariti.
[...] L’assenza del vincolo di mandato, nell’esperienza rivoluzionaria che porterà alla approvazione della Costituzione monarchica del 1791, diviene immagine di una sorta di sovranità assembleare, più che popolare. Ciò proprio perché, nella prima fase della rivoluzione, la monarchia è ben lungi dall’essere osteggiata: l’assolutismo di Luigi XVI cade sotto la scure delle rivendicazioni del Terzo Stato, ma la Costituzione del 1791 recepirà comunque un’ambigua forma di governo duale, caratterizzata dall’Assemblea e dal Re, entrambi promanazione della Nazione. 
Siffatta sovranità assembleare sembrerebbe apparentemente neutrale per il profilo sostanziale: il Re pretende di sfruttarla per mantenere e consolidare i privilegi dell’Ancien Regime ed il sistema monarchico, mentre i rappresentanti riuniti nella sala della Pallacorda la invocano quale strumento di affermazione dei nuovi ideali del nascente astro borghese. [...] La formazione dell’Assemblea Nazionale può essere considerata, alla luce dei successivi sviluppi, il primo passo dell’espressione di un potere costituente che nel celebre giuramento si dichiara lapidariamente: "i rappresentanti non siedono più, nell’assemblea, per rappresentare gli specifici interessi di questa o quella corporazione. La necessità ne ha plasmato il ruolo e la funzione, esaltando la situazione rappresentativa e svilendone l’originario rapporto con i rappresentati."

Tale vergognosa disposizione fu poi confermata dall’articolo 52 della Costituzione dell’anno III della rivoluzione (22 agosto 1795), che aggiunse per l’appunto il divieto di mandato imperativo a quella analoga approvata dall’Assemblea nazionale con legge 22 dicembre 1789 in cui, in reazione allo spirito particolaristico delle precedenti assemblee, si affermava: “I rappresentanti nominati all’Assemblea nazionale dai dipartimenti non potranno essere considerati come i rappresentanti d’un dipartimento particolare, ma come i rappresentanti della totalità dei dipartimenti, cioè della nazione intera” (art. 8); “pertanto (...) i rappresentanti all’Assemblea nazionale non potranno mai essere revocati, e la loro destituzione non potrà essere che la conseguenza di una condanna” (art. 11).

La trappola era servita. La Rivoluzione Francese era divenuta da una rivoluzione del popolo ad una rivoluzione della sola casta borghese di eletti e politicanti. E al popolo, come al solito, niente.

Il professor Sartori, difendendo l'indifendibile l'articolo 67, fonte di ogni potere e privilegio della classe politica, dimostra di appartenere di diritto a quella casta "illuminata" di elitisti che furono corrotti dal monarca Luigi XVI, e per i quali il popolo in fondo è solo una bestia da domare, un capriccioso demente da imbonire con tante false promesse, una rottura di scatole di cui sbarazzarsi all'indomani stesso delle elezioni.

Oggi grazie al Movimento 5 Stelle ancora una volta i cittadini si sono svegliati e sono pronti a riunirsi per una nuova rivoluzione. Internet è oggi la nostra Sala della Pallacorda.

Se all'epoca la battaglia era tra il feudalesimo e la democrazia rappresentativa, oggi è tra la democrazia rappresentativa e la democrazia diretta.

Ma la direzione e l'obiettivo della guerra di oggi è sempre la stessa di allora: restituire la sovranità al popolo.

E il lavoro non è ancora finito.

martedì 28 maggio 2013

Amministrative 2013: Il Vero Nemico del M5S è il Clientelismo


"Dicono che apparteniamo tutti al castello e che non esiste distanza e non c'è niente da colmare, il che forse in generale è vero, ma purtroppo abbiamo avuto occasione di vedere che, al momento buono, non è vero affatto." - Franz Kafka, "Il Castello" 


Negli ultimi due giorni di elezioni amministrative un italiano su due ha preferito rimanere tra le mura domestiche o andare alla partita. Ha preferito fregarsene, lasciar decidere ad altri. Tanto i media lo hanno convinto che non cambia mai nulla, e che il M5S pensa solo agli scontrini.

L'altro italiano invece ha votato. Ma non ha votato per cambiare le cose, anzi. Ha votato per far restare tutto uguale. Il 40% ha votato di nuovo PD, e il 30% PDL. E la ragione per cui questo è avvenuto è che in Italia la politica è una macchina che funziona in modo molto diverso da come raccontano i giornali o le tv. In Italia i cittadini non votano per le idee, o per il reale valore dimostrato dai politici. Votano per motivi clientelari.

A Siena, nonostante tutto quello che si sono rubati ha avuto la meglio un azionista di MPS candidato con il PD. A Brescia si sono presentati gli stessi candidati della volta scorsa, come se il tempo, lungi dal correre, fosse fermo. Ad Avellino la candidata del M5S Tiziana Guidi ha dichiarato: "I tre quarti dei candidati a sindaco sono dei figuranti. La vera campagna elettorale la stanno facendo Ciriaco De Mita e Nicola Mancino, come sempre dietro le quinte", promettendo favori e posti pubblici. Il clientelismo non è una cosa nuova. E' sempre esistito.

Prendiamo Roma ad esempio. Molti credono che il M5S non abbia vinto a Roma perché un volto nuovo, il palazzinaro Marchini, è stato creato dal nulla e presentato come novità dalle TV, allo scopo di rubarci gli elettori. In parte è vero, ma non spiega come il 70% possa aver votato PD e PDL.

Altri ritengono che la colpa sia da attribuire all'essere andati in TV, aver accettato di essere messi nel tritacarne mediatico dove il candidato De Vito, onesto avvocato che ha sempre combattuto per i diritti civili, si è trovato contro vecchi volponi con staff di spin doctor alle spalle che conoscevano le domande dei giornalisti in anticipo (come accaduto a su La7 a Piazza Pulita, trasmissione a cui infatti perfino il bravissimo Travaglio ha detto che non sarebbe andato mai "per motivi igienici"). Ma anche questo non basta. A livello comunale i cittadini vedono con i loro occhi i disastri delle amministrazioni PD e PDL ogni giorno. I lavori e i cantieri aperti e mai chiusi, gli ospedali costruiti e abbandonati a marcire, la criminalità dilagante, la totale assenza di servizi per i turisti, il traffico perenne ed insostenibile dovuto ad una pianificazione urbana finalizzata solo a vomitare cemento in cambio di appalti per gli amici. No, i cittadini sanno bene cosa hanno votato.

Altri ancora ritengono che sia la conseguenza di aver deluso i nostri elettori. Non per quello che abbiamo fatto, ma per quello che è stato riportato faziosamente dai media.

Questi veri signori delle sorti del paese sono sempre al lavoro per screditarci 24 ore su 24, come fossero comandati e coordinati da una mano invisibile facente capo ai poteri finanziari che le controllano e che sono (non a caso) anche quelli dietro i partiti.
Ed è quindi conseguenza naturale che avendo tutta la stampa ed i media del paese contro, in una unica e quanto mai rara sinergia di intenti diffamatori mai vista in altri paesi, sentendo parlare solo dei nostri scontrini e delle nostre gaffe, mentre si tacevano tutte le straordinarie proposte di legge presentate e le battaglie per i loro diritti, il cittadino abbia visto proiettata di fronte a se una falsa immagine, un grillino immobile ed inutile, preoccupato di cose secondarie e non dei suoi problemi. E per questo ha smesso di votarci.
Anche questa ipotesi ha le sue ragioni, ed in parte questo ha contribuito. Ma il grosso del problema è da un altra parte.

La verità è che il sistema politico funziona tanto più in modo clientelare quanto più si scende nel territorio.

Sul nazionale noi del M5S andiamo meglio perché è molto distante e non ci sono legami clientelari. Sul regionale andiamo peggio, perché inizia ad essere più stretto il rapporto politico-cittadino, e la sanità, gestita a livello regionale, è un bacino di voti senza pari. Sulle comunali, infine, la situazione è la peggiore di tutte. Li c'è la più grossa fetta di clientelismo, perché i politici locali hanno mani direttamente su tutti i posti di lavoro, specialmente quelli pubblici ma anche quelli privati a partecipazione o legati da appalti. A Siena c'è il "groviglio armonioso" della massoneria locale che ha messo tutti dentro, creando una specie di feudalesimo locale. A Roma tutti i soldi provengono, direttamente o indirettamente, dalla grande tetta dello stato. Essendo la città amministrativa italiana per eccellenza, dove non si produce nulla se non fiumi di carte timbrate, è piena di burocrati, impiegati statali ed uffici che fanno riferimento a politici PD o PDL. Ed un castello di burocrazia così grande e aggrovigliato, comparabile alla Praga descritta da Kafka, non poteva essere scalato onestamente. Non per colpa dei partiti, ma per colpa di quei cittadini che sperano nei favori di questo o quel politico.

Non è che noi del Movimento 5 Stelle non abbiamo sbagliato. Anzi, sbagliamo eccome. Sbagliamo a non voler usare i metodi scorretti della politica tradizionale.

Sbagliamo perché non promettiamo raccomandazioni, posti di lavoro, rinnovi contratti, aumenti di stipendio, punteggi ai concorsi, trattamenti di favore ai tuoi figli all'università o al lavoro, licenze e permessi per negozi o società, condoni edilizi, multe cancellate, processi insabbiati, pene ridotte o carriere in rai.

Sbagliamo perché  non ci accordiamo con le banche per ottenere finanziamenti milionari per la nostra campagna elettorali in cambio di chiudere gli occhi sull'anatocismo e l'usura, non prendiamo rimborsi elettorali che sono stati banditi da un referendum, non prendiamo assegni da gruppi e lobby di potere che controllano i media, e soprattutto non facciamo politica spettacolo per ingannare la gente raccontandogli balle e ipnotizzandoli con il carisma di qualche pupazzo elettorale.

Sbagliamo a non crearci quei rapporti clientelari con i cittadini, a non regalare l'illusione di avere un "amico" nelle istituzioni dalla loro parte, un alleato che possa favorirli rispetto e a danno degli altri cittadini, in un gioco di divisioni e appartenenze in competizione, e di speranze senza poi alcuna reale possibilità di concretizzarsi, perché le risorse per mantenere tutte quelle promesse semplicemente non ci sono.

E infine, più di ogni altra cosa, sbagliamo ad essere coerenti con quanto promettiamo ai cittadini invece di fregarcene di rispettare il programma e sbagliamo a non fare alleanze con mercanti della politica con cui sarebbe fin troppo facile accordarsi per spartirsi le poltrone e arricchirsi sulle spalle dei cittadini.

E la ragione è che noi siamo quei cittadini, e quegli errori li vogliamo fare, perché fare quegli errori farà anche perdere le elezioni ma significa essere onesti e rifiutare un sistema feudale e corrotto che sta distruggendo questo paese e facendo arricchire una elite sempre più ristretta che ha più soldi di quanti ne potrebbe mai riuscire a spendere.

Non stupisce che ieri qualcuno dei nostri eroi a 5 stelle, Salvo Mandarà, l'uomo che ha reso possibile lo Tsunami Tour, che seguendo come volontario Beppe per l'Italia lo ha trasmesso in diretta video su internet a costo zero con il suo smartphone, dimostrando di poter spezzare la prigione dei media, abbia deciso di lasciare l'Italia, schifato. Salvo lo ha annunciato su facebook:
"Visto che non sono stato abbastanza chiaro cerco di chiarire meglio: la mia decisione di lasciare questo Paese di merda in cui i mafiosi sono al governo e occupano le massime cariche dello Stato e i cittadini si girano dall'altra parte e li lasciano fare, NON è dettata solo dal risultato elettorale.
Io vado via perché non posso vivere in un Paese in cui il destino dei miei figli è segnato! Se fossi single e senza figli, rimarrei qui in trincea e sarei pronto a dare la vita per spazzare via tutta la merda che occupa militarmente le istituzioni.
Ma avendo dei figli sono costretto a fare qualcosa per loro....se rimango qui prima o poi me li ritrovo a spacciare o a darsi fuoco!"
Si può dare torto a Salvo? No. Chi ha dei figli deve essere responsabile nei loro confronti e lasciare se può questo paese. All'estero vi è un mondo diverso, dove si pretende di più ma dove chi lavora viene trattato con dignità. Mentre in italia un laureato in ingegneria edile guadagna esattamente quanto un muratore, basta andare nella vicina Svizzera dove la disoccupazione è al 3% invece che al 38% come da noi e come conferma uno studio pubblicato di recente un informatico può guadagnare circa 7 mila franchi svizzeri al mese, praticamente 5.600 euro. In Italia una cifra così non la prende neanche un direttore d'albergo 5 stelle.

Il M5S deve capire che non ha più di fronte come nemico solo una classe politica corrotta. Il suo nemico vero sono i cittadini collusi e che sono illusi dalle false speranze offerte dai politici che controllano enormi piramidi di rapporti clientelari. Come ha detto Beppe Grillo, questi italiani che votano per il potente sperando nei favori vanno capiti. Solo così possiamo sperare di rompere quelle catene che li tengono legati ad un sistema marcio e destinato inesorabilmente ad affondare, portando con se anche loro, giù, fino al disastro.