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| "La Fattoria degli Animali" di George Orwell |
Come ha detto una volta Beppe Grillo, comunque vada il Movimento 5 Stelle ha già vinto in quanto ha costretto almeno un partito, il PD, a cambiare e a diventare più democratico. Ad esempio costringendo Bersani a fare anche lui delle Parlamentarie simili a quelle introdotte per la prima volta dal M5S, che consentono di far scegliere i candidati dai cittadini invece che dai segretari di partito come prevede la legge elettorale, il cosiddetto "Porcellum".
Purtroppo però nelle Primarie Parlamentari del PD (che Grillo ha già ribattezzato "Le Buffonarie" ) invece del "profumo di sinistra" si respira l'olezzo de "La Fattoria degli Animali" di Orwell, in quanto in base alle regole stabilite da Bersani tutti i candidati sono uguali ma alcuni candidati sembrano essere più uguali degli altri.
Innanzitutto ad essere candidati non sono tutti, ma solo persone selezionate da Bersani (e senza criteri pubblici, chiari ed uguali per tutti come ha fatto Beppe Grillo, ma puramente discrezionali e non resi pubblici). Questo ha scatenato l'ira degli esclusi. Ad esempio Repubblica riferisce in un articolo la denuncia della ingiustizia subita dai consiglieri del PD di Bari:
"L'assessore regionale alle Opere pubbliche insieme ai consiglieri Ruggero Mennea e Donato Pentassuglia, esclusi dalla competizione, hanno protestato con Bersani. [...] I consiglieri della Regione Puglia Fabiano Amati (assessore regionale alle Opere Pubbliche e Protezione civile), Ruggiero Mennea e Donato Pentassuglia si sono autosospesi dal gruppo del Partito Democratico nel Consiglio regionale. Lo hanno annunciato oggi a Bari in una conferenza stampa tenuta in merito alle vicende che hanno preceduto la definizione delle liste alle primarie per la scelta dei parlamentari Pd, dalle quali sono stati esclusi. [...] I tre consiglieri a riguardo hanno inviato una lettera al segretario del partito, Pier Luigi Bersani, in cui a norma di statuto chiedono che sia data formalmente una giustificazione dell'esclusione con l'indicazione dei criteri obiettivi seguiti dal comitato elettorale nazionale del Pd. [...] "Sono primarie porcellum": affermano i tre. "L'area cattolico popolare del Pd è stata mortificata, i territori bistrattati tanto che - secondo Donato Pentassuglia - non resta che cambiare nome al Partito Democratico o cambiare rotta". "Si tratta di primarie ad personam, calibrate - ha aggiunto Ruggiero Mennea - su nomi non scelti dai cittadini ma nelle stanze dei bottoni". "Il Pd è insomma - ha spiegato Fabiano Amati, assessore regionale alle Opere Pubbliche e Protezione civile - in chiara difficoltà. Sono primarie porcellum, come la legge elettorale. Segnaliamo all'opinione pubblica che non c'è criterio obiettivo nell'assegnazione delle deroghe. Ci sono vizi umani che sovrastano le buone intenzioni, con il tentativo di orientare il risultato finale. E' una questione che attiene alla prospettiva politica, questa è una prova d'orchestra. C'è necessità di giustizia a fronte di menzogne". "Avremmo preferito - ha continuato Amati - la verità (la vostra corrente è debole) se pur dura. L'atto di verità (per sapere e conoscere) abbiamo deciso di chiederlo al segretario del Pd, Bersani. Ci autosospendiamo dal gruppo consiliare del Pd ma continueremo a svolgere attività da iscritti del partito".
In secondo luogo i candidati presentati ai cittadini, oltre ad essere stati preselezionati in anticipo dai vertici in modo non trasparente, vanificando quindi l'utilità di sostituire al Porcellum un sistema di primarie per il parlamento, non risultano neanche tutti uguali.
Infatti Bersani ha fissato il regolamento in modo che un 10% dei candidati da lui scelti siano "blindati", ovvero vinceranno comunque ed avranno la poltrona assicurata in parlamento. Evidentemente nel PD i candidati non sono tutti uguali, ma ce ne sono alcuni "migliori" di altri (secondo l'insindacabile giudizio di Bersani) che non si abbassano ad essere giudicati dai cittadini della base, che in fondo nel PD non contano e non hanno mai contato nulla. Come si legge sull'articolo di Virgilio News:
"[..] nel listino bloccato di Bersani finiranno un centinaio di persone, il 10 per cento delle circa 900 candidature previste. Ci sono poi 47 capilista, alcuni dei quali saranno attinti dai listini bloccati e alcuni tra i vincitori delle primarie. In totale avranno posto sicuro dunque almeno 120 candidati, circa un terzo dei probabili eletti del Pd. Si fanno parecchi nomi e altrettanti di "trombati" dal listino. Ad esempio Anna Paola Concia, la cui testa è stata chiesta (e ottenuta) da, guardacaso, Rosy Bindi: del resto, per un partito che vuole battersi per i diritti civili appare ovvio escludere dal listino l'unica che in questi anni ha tentato (invano) di fare approvare una legge in merito. Ma tant'è. Stessa sorte per Bobo Giachetti, il deputato reduce da un lungo sciopero della fame allo scopo di modificare la legge elettorale. Si è visto come è andata a finire. [...]"Ma il ridicolo non finisce qui. Secondo lo statuto del PD non dovrebbero essere più candidabili politici con oltre 3 legislature alle spalle, ma come al solito nel PD le leggi si cambiano ad hoc, ed ecco che i 10 vecchi politici "scaduti" vengono non solo ricandidati ma persino blindati. Sempre dal precedente articolo:
"[...] Intanto, il caso spinoso delle deroghe alla ricandidatura per i veterani con anni (e anni e anni) di legislatura alle spalle. Alla fine, i dieci che l'han richiesta l'hanno, naturalmente, avuta. Tra di essi Rosy Bindi, Anna Finocchiaro, Beppe Fioroni, Maria Pia Garavaglia, Franco Marini. Un bel gruppo "Cocoon". [...]ecco che puntualmente arrivano le prime voci che suggeriscono che i "derogati", se non riusciranno ad essere eletti, verranno comunque inseriti nel listino blindato di "animali migliori degli altri" di Bersani. Scrive l'Huffington Post:
La più tignosa, si sa, è Rosy Bindi, che nel 1994 (un anno clou per la politica italiana, come noto) dichiarava: "La gente ci chiede un forte rinnovamento e mi dice: per carità, non candidare sempre le stesse facce". E poi se la prende con Renzi che la vuole mettere in soffitta. Sottile l'affondo di Marco Follini, che signorilmente non si candiderà e che di Bindi dice: "Trovo che chi è stato molto severo con gli altri non possa essere troppo indulgente con se stesso".[...]"
Insomma, che i cittadini li votino o no, il circolo dei veri potenti del PD in Parlamento ci vuole stare e ci starà, al potere non rinuncia.
"[...] Originariamente non era previsto per loro un inserimento nella quota protetta, quel 10% delle candidature stabilite dall’alto, la cui scelta spetta alla segreteria. Solo quattro dei dieci “derogati” hanno deciso di presentarsi alle primarie del 29 e 30 dicembre: Rosy Bindi a Reggio Calabria, Anna Finocchiaro a Taranto, Maria Pia Garavaglia a Verona e Cesare Marini a Cosenza. Gli altri 6 big con tre lustri di assemblee parlamenatri alle spalle hanno detto no grazie, senza annunciare un loro passo indietro. Come mai? Se l’accesso alla quota protetta sulla carta è precluso, che senso ha chiedere una deroga al regolamento del partito per ricandidarsi alle elezioni senza partecipare al rito delle primarie? Non sembra esserci altra spiegazione se non quella che i ‘magnifici 6’ potrebbero aver ottenuto la garanzia di essere inclusi nel ‘listino Bersani’: una deroga alla deroga. Nessuna conferma, tantomeno nessuna smentita, arriva da largo del Nazareno: “Sappiamo che alcuni di quanti hanno ricevuto la deroga si sono candidati e che altri non lo hanno fatto - spiega all’Huffington Post Nico Stumpo, responsabile organizzazione del PD - c’è una discussione politica sulla questione, vedremo. Obblighi di candidarsi non ce ne sono per nessuno”.
Ma che senso avrebbe chiedere una deroga senza poterla esercitare? E’ lecito ipotizzare che se non si sono candidati alle primarie verranno inseriti in quel 10% delle scelte della segreteria. “Il listino bloccato lo vedremo dopo il 2 gennaio, così ci faremo un’idea di chi c’è e chi non c’è e di come sono andate le primarie”, chiarisce Stumpo.
Se è vero che tre indizi fanno una prova, il fatto che Fioroni, Marini e compagnia cantante non compaiano nelle liste, che il listino bloccato non sia ancora stato reso noto ma verrà predisposto a primarie concluse e che la deroga per ricandidarsi dopo 15 anni di vita parlamentare, fortemente voluta, sia stata ottenuta, allora si può dire che la prova c’è e non solo visto che Gero Grassi, tra i fedelissimi di Beppe Fioroni, spiega all'Huffington Post che "l'onorevole Fioroni non si candida alle primarie perché farà da capolista alle prossime elezioni politiche".
Dalle parole del responsabile della macchina organizzativa del Pd si può anche dedurre che il listino bloccato potrebbe avere inoltre la funzione di ripescare i trombati eccellenti della tornata di primarie del 29 e 30 dicembre.
Quindi, nel caso in cui non dovessero superare lo scoglio delle primarie, alcuni big del partito potrebbero riuscire a trovare spazio nel listino del quale dovrebbero far parte l’ex segretario Cgil Guglielmo Epifani, gli storici Miguel Gotor, Carlo Galli e Alberto Melloni. [...]"
Inoltre come potranno i cittadini decidere chi votare, visto che i nomi di questi candidati gli sono in gran parte completamente sconosciuti? A differenza delle VERE Parlamentarie, quelle fatte dal M5S, che fornivano online per ogni candidato tutti i dati personali, età, curriculum dettagliato, attività nel movimento, garanzia di nessuna condanna giudiziaria e video di presentazione del candidato, in queste primarie farsa IL CITTADINO CHE DEVE VOTARE NON RICEVE ALCUNA INFORMAZIONE SUI CANDIDATI, solo una lista di nomi senza neanche uno straccio di foto, come si può vedere andando sul SITO PRIMARIE PARLAMENTARI DEL PD :
Le si confronti con la trasparenza sui candidati e la completezza nell'informazione che hanno offerto le Parlamentarie del Movimento 5 Stelle:
E pensare che qualcuno aveva avuto il coraggio di accusare il Movimento 5 Stelle di atteggiamento antidemocratico solo perché era stato impedito a due dissidenti (per giunta in palese violazione delle regole dichiarate del movimento) di candidarsi...








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